quali saranno gli strumenti per il dopo?

ToolsForAfter è un progetto rivolto a designer, architetti e non solo che intende mappare soluzioni, progetti, strumenti che possano rivelarsi utili nel nuovo scenario dell’Antropocene

Di: Redazione

Redazione

 

ToolsForAfter è un progetto rivolto a designer, architetti e non solo che intende mappare soluzioni, progetti, strumenti che possano rivelarsi utili nel nuovo scenario dell’Antropocene e della pandemia. Per farlo prende avvio da due domande fondamentali: quali saranno gli strumenti per il dopo? Cosa è utile progettare ai tempi dell’Antropocene? La risposta a queste domande non puà che essere collettiva e collaborativa.
Poiché ci è subito piaciuto questo approccio, abbiamo contattato Teo Sandigliano, uno degli ideatori e promotori di ToolsForAfter per farci raccontare qualcosa in più di questo progetto.

 

Come nasce ToolsForAfter?

ToolsForAfter nasce dall’operazione TINA Antropocene Decadence di Maurizio Corrado. TINA è il nome di Tina Fontaine, una ragazzina nativa canadese uccisa nel 2014 per ragioni etniche e può essere interpretato come l’acronimo di There Is No Alternative [È la celebre frase di Margaret Thatcher in riferimento al capitalismo. ndr]. Il progetto TINA ha lavorato sull’immaginario dell’Antropocene, più di un centinaio di autori fra scrittori e illustratori hanno sviluppato una serie di scenari del passato e del futuro fino a realizzare il primo romanzo collettivo dell’Antropocene.

Partendo da questo progetto Maurizio Corrado mi ha contattato, insieme ad altri colleghi, per crearne uno nuovo con una forma diversa: focalizzarci sul design come outcome. Prendendo come ispirazione Whole Earth Catalog e l’esperienza Global Tools abbiamo creato ToolsForAfter, un progetto collettivo internazionale che richiede la partecipazione di tutti, non solo progettisti.
Abbiamo iniziato a dicembre del 2019, i primi incontri fisici sarebbero stati a marzo, ma alla fine non abbiamo potuto vista la situazione. Ci siamo quindi sentiti online e abbiamo dato vita a ToolsForAfter in una decina di giorni.

 

Quali obiettivi si pone?

ToolsForAfter si divide in due step: lo step 1 in cui chiediamo a tutti di inviarci degli scenari, dei temi dell’antropocene (la pandemia è uno dei tanti esempi che potremmo avere) e lo step 2 in cui chiediamo di lavorare a dei progetti, possibili, probabili, utopici, che si riferiscano a uno dei temi precedenti. Durante questi step abbiamo organizzato e abbiamo in programma delle talks di esperti del settore (designer, paesaggisti, scrittori, artisti…) per poter dare più punti di vista ad un pubblico non specializzato (le call sono su zoom, con 100 partecipanti, chiunque può interagire e fare domande, è una condivisione orizzontale).

L’idea è quella di creare un catalogo di idee e progetti che possano farci ragionare. Non vogliamo creare una selezione di divisori in plastica, ma soluzioni speculative, installazioni metaforiche, prodotti matti, progetti che ci permettano di ragionare sul contesto in cui stiamo vivendo e farci comprendere meglio possibili stili di vita alternativi.
Per questo definiamo il progetto “una chiamata all’immaginazione”, significa uscire dalla zona di comfort e immaginare scenari e progetti che non esistono. E proprio per questo accettiamo submissions da tutti, progettisti, studenti, operai, casalinghe, elettricisti, ecc. Molto spesso chi pensa diversamente da noi può darci punti di vista nuovi.

 

Cosa vi spinge a farlo?

La volontà principale del gruppo è quella di spingere ad immaginare qualcosa di nuovo, tutti insieme. Una ragazza del gruppo studia con Stefano Mancuso, Maurizio ha lavorato per anni nell’ambiente dell’eco-design, a me piacerebbe vedere un design più critico e attento alla realtà che al mercato e son cresciuto a biella, dove si sente la natura… Ognuno di noi ha le proprie ragioni ma arriviamo comunque da contesti simili in cui cerchiamo di dare un contributo.

 

Quali esiti vi aspettate?

Non abbiamo ancora idea del risultato finale, mostra, pubblicazione, sito, non lo sappiamo perché aspettiamo di vedere i progetti e comprendere quale possa essere il media migliore per rappresentare la complessità che dovremo mostrare. Tuttavia ci auguriamo che partecipino in tanti e che il progetto possa magari far nascere una discussione attorno ad alcuni temi. Sarebbe bello poter vedere alcuni dei progetti partecipanti realizzarsi o contribuire con qualche spunto a una situazione di crisi. Questo sarebbe un risultato evidente che dimostrerebbe come immaginare può portarci un passo avanti rispetto a situazioni che non conosciamo.