Lessico accademico – Prosperità sostenibile

Per passare dallo sviluppo insostenibile alla prosperità sostenibile occorre un esercizio di disautomatizzazione e decolonizzazione dell'immaginario

di: Paolo Naldini

Ogni comunità ha la tendenza a produrre un proprio linguaggio, soprattutto se è portatore di pratiche peculiari ed evidenti. Il Lessico accademico rappresenta le parole di Accademia Unidee – Fondazione Pistoletto, idee e concetti che fanno parte del nostro fare mondo; Prosperità sostenibile è una di queste.
La definizione è di Paolo Naldini.

 

 

Le persone nutrono bisogni sociali che non possono essere esauditi interamente e sempre da beni materiali, come la partecipazione alla vita sociale, gli affetti, le gratificazioni derivanti dalle relazioni interpersonali e con la natura, l’esercizio delle facoltà del creare, la condivisione, l’apprendimento.

L’attuale crisi ha contribuito a dare un forte scossone a decenni di dibattiti dimostrando la tossicità del modello economico sociale associato al credo economicistico.
Sono ormai comuni le proposte di revisione dei modelli di contabilità nazionale, il PIL, che implicano indici e misuratori di benessere e qualità della vita, democrazia e libertà civili; in questo senso seminale è il lavoro di Amartya Sen tra gli altri.

Le scienze sociali si occupano sempre più di felicità e sempre meno di crescita economica tout court; la ricerca di M. Nussbaum è illuminante in questo senso.
La stessa nozione di povertà va riconsiderata in relazione ad esempio agli effetti del fenomeno per cui essa viene sostituita dalla miseria, come ben raccontato da Rajid Rahnema.

Per passare dallo sviluppo insostenibile alla prosperità sostenibile (T. Jackson) occorre un esercizio di disautomatizzazione (B. Stiegler) e decolonizzazione dell’immaginario (S. Latouche). È un meccanismo culturale infatti quello che va attuato per conseguire questo slittamento dell’immaginario poiché secoli di effettivo progresso e di propaganda positiva hanno generato automatismi per cui tendiamo ad associare i beni materiali alla felicità e alla stessa realizzazione della nostra umana natura.

La disautomatizzazione si raggiunge quando da automi si diventa autori.
L’autore coltiva la consapevolezza e pratica la creazione, ciò che è pharmakon.
Disautomatizzando la nostra mente (anche passando attraverso il corpo, come sostenuto da Gurdjieff) si accrescono le possibilità di una più piena realizzazione di sé e, dunque, di una prosperità libera da tossici pregiudizi come il credo economicista.

L’autore si realizza pienamente quando comprende che la libertà del creare corrisponde alla responsabilità del creato.
L’automa diventato autore assume responsabilità.
Dunque, si verifica l’incontro con la sostenibilità.